
Dopo la terraformazione, quando il pianeta viene dichiarato abitabile (a volte anche prima, con danni permanenti sulla salute dei coloni), scatta una corsa all’occupazione da parte di tutte le potenze che possono permetterselo e vengono mandate navi-colonia con i materiali per costruire i primi edifici. L’anno di arrivo della prima di queste stabilisce l’anno di colonizzazione.
Questo perché nessuna nazione da sola sullo scacchiere internazionale, ha la forza per reclamare un intero pianeta e controllarlo. La potenza (o le potenze) che ha terraformato il mondo ha il vantaggio delle informazioni pregresse sul pianeta e quindi può appropriarsi dei territori migliori e difenderli, ma non esiste il modo di impedire a un’altra Nazione Colonizzatrice di stanziarsi sui nuovi mondi. Sono semplicemente troppo vasti. Questi eventi sono caotici e permeati da una frenetica euforia per accaparrarsi delle risorse a disposizione, che spesso sfociano nella violenza. Hanno quindi luogo scaramucce nello spazio o vere e proprie guerre a terra.

Nei primi tempi gli insediamenti dipendono in tutto dalla madrepatria, ma a poco a poco diventano autosufficienti e dopo alcuni decenni, a seconda di quanto è ricco il territorio o di quanto è amministrato bene, iniziano a ripagare dell’investimento. Peccato che una ricca colonia possa diventare una succulenta preda per banditi, pirati o altri Stati, insoddisfatti della ripartizione del territorio.
Malgrado le minacce costanti, gli stenti e le sofferenze sotto cui vivono questi poveri coloni di pianeti periferici del 2600, molti scelgono questa vita lasciandosi alle spalle per sempre la sicurezza relativa della Terra o di altri mondi ad alta tecnologia, sovrappopolati e afflitti da disoccupazione e stagnazione. Dove c’è il rischio, esiste anche l’opportunità.
Nelle immagini la fondazione di Woodworth su Outer Wales, generate con Midjourney.